
La meta delle nostre vacanze estive quest'anno l'abbiamo scelta dopo aver visto una serie su Netflix – purtroppo ho dimenticato il titolo, ma il paesaggio ci aveva colpito così tanto che abbiamo deciso di andare a scoprire quel luogo dal vivo. La cittadina in questione si chiama Tossa de Mar e si trova a un centinaio di chilometri da Barcellona, lungo la splendida Costa Brava.Abbiamo raggiunto la cittadina in auto, e viaggiare con la Tesla è stato un vero vantaggio: praticamente gratis, se si escludono il pedaggio – che è a pagamento – e le eventuali multe, che ovviamente speriamo di non aver preso! Per rendere il viaggio meno impegnativo, abbiamo fatto tappa per una notte a Bordighera, una graziosa località ligure che ci ha accolti con il suo fascino marittimo. Siamo arrivati a Tossa de Mar un venerdì sera di luglio, carichi di aspettative.Pensavo che questa località non fosse molto conosciuta, anzi temevo che fosse fin troppo isolata e tranquilla. Ma mi sono subito ricreduta. Questo piccolo comune, arroccato su un promontorio della Costa Brava, è un antico borgo medievale che conserva intatto il suo carattere storico, ed è molto frequentato da turisti di ogni provenienza. Il borgo è dominato da un imponente castello e da un intricato reticolo di stradine acciottolate, strette e suggestive, circondate da antiche case in pietra e piccole chiese che sembrano uscite da un'altra epoca.Il nostro albergo era a pochi passi dalla spiaggia principale, una comodità non da poco. La spiaggia, ben attrezzata, ci ha permesso di noleggiare ombrellone e lettini e di rilassarci godendoci il mare e il suono delle onde. Tuttavia, l'arrivo massiccio della folla ha un po' deluso le nostre aspettative di riservatezza. Ma senza particolare preoccupazione, abbiamo continuato la nostra vacanza a modo nostro: leggendo libri o, come ormai è mia abitudine da qualche anno, ascoltando con gli auricolari un audiolibro mentre prendevo il sole, lasciandomi cullare dal rumore di fondo della spiaggia.La sera stessa abbiamo esplorato il paese per conoscerlo meglio. Ci siamo persi tra le stradine piene di ristorantini accoglienti, locali con musica dal vivo e ovviamente negozietti di artigianato locale, poi ci siamo avventurati lungo la costa per ammirare il panorama sul mare. Purtroppo i tramonti non sono stati all'altezza della location, perché il cielo non era terso come avremmo sperato, ma non ci siamo lasciati scoraggiare.Durante una delle nostre passeggiate, abbiamo scoperto una piccola insenatura nascosta, con una spiaggia decisamente più intima e raccolta. Ci è piaciuta molto di più di quella principale, così il mattino successivo abbiamo deciso di trasferirci lì con lettini e ombrellone. Al mattino eravamo sempre tra i primi ad arrivare: ci piace sentire l'aria fresca e profumata di salsedine, e per fortuna gli altri turisti arrivavano sempre molte ore dopo, regalandoci per un po' l'illusione di essere soli al mondo. Con il passare delle ore, però, la spiaggia si popolava gradualmente: le persone stendevano i propri teli, occupavano ogni spazio disponibile e lasciavano sempre meno distanza tra noi e il mare. La scena si animava di una moltitudine di voci, risate e colori, con turisti di ogni nazionalità, etnia ed età, creando un mosaico vivace e cosmopolita che, a modo suo, aveva il suo fascino.Proprio in questa spiaggia più piccola ho assistito a una scena che mi ha sorpresa molto. Nonostante fosse letteralmente piena di persone – ogni centimetro era occupato da un piccolo o medio telo mare con il suo proprietario – c'era un'atmosfera sorprendentemente pacifica. Per evitare che l'asciugamano volasse via con il vento, molti turisti usavano dei sassi come ferma, appoggiati agli angoli. Ma quei sassi non sempre erano sufficienti, specialmente se il proprietario si era allontanato per fare un bagno. Talvolta, infatti, l'asciugamano si sollevava e volava via, e il turista successivo, vedendo quello spazio libero, pensava fosse disponibile e vi stendeva il proprio telo, accomodandosi tranquillamente.Dal mio lettino osservavo queste scene con un misto di curiosità e divertimento, e immaginavo quello che sarebbe successo al ritorno del primo bagnante. Nella mia testa già vedevo la persona rientrare, rendersi conto di essere stata "sfrattata" senza alcun preavviso, e cominciare a lamentarsi ad alta voce, pretendendo di essere reintegrata nel suo scampolo di spiaggia. Mi aspettavo discussioni, gesti teatrali, voci concitate, magari un piccolo conflitto diplomatico tra ombrelloni.Invece no, nulla di tutto questo. Con grande stupore, ho assistito a scene di una civiltà quasi commovente: chi tornava dal mare e trovava il proprio posto occupato, senza fare storie, si spostava semplicemente di qualche metro, si stringeva un po' di più alla persona vicina, e si sistemava come poteva. Nessuna parola di troppo, nessuno sguardo di sfida, nessuna pretesa di esclusiva. Vedere tutto questo mi ha fatto capire che davvero la spiaggia è di tutti, e che in fondo, in quegli spazi così angusti, ciò che conta non è il possesso di un pezzo di sabbia, ma la capacità di condividere e di adattarsi con leggerezza. Una lezione di umanità che non mi aspettavo, e che ho portato via con me insieme al profumo di mare.


